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La comunicazione verso i figli
Se il nostro capo non ha fiducia in noi, è facile che ce ne accorgiamo, se facciamo delle cose positive ma raramente le nota e le enfatizza, mentre spesso ci critica per un aspetto magari gridando e dicendoci che non cambieremo mai, che al solito è un disastro, come ci sentiamo? Stimolati a cambiare e attivi o avviliti e passivi?
Potremmo sentirci arrabbiati, incompresi, demoralizzati?
Se ci dicesse che ci stima, che gli piace come lavoriamo, che abbiamo delle potenzialità, per crescere e per farlo bisogna mettere a posto quell'aspetto su cui siamo meno forti, saremmo più disposti a riflettere sulla critica ed invogliati a cambiare almeno in parte il nostro atteggiamento?
Se è un comportamento a cui siamo abituati da anni, probabilmente ci vorrà tempo per farlo. Nonostante il nostro impegno potrà capitare di ricommettere l'errore e se ci dicesse "sei sempre il solito" "non cambierai mai" probabilmente ci sentiremmo avviliti e poco stimolati ad impegnarci ancora "tanto ormai la pensa così"; se invece dicesse "ti stai impegnando lo vedo, vedrai che ce la farai, se hai bisogno posso aiutarti"?
Quindi se noi adulti, che abbiamo una buona dose di razionalità, ci rimaniamo male di fronte ad una critica detta in modo negativo, pensiamo ai bambini che vivono prevalentemente di emozioni e la cosa più importante per loro è sentirsi amati dai genitori.
Comunicare positivamente è una delle basi per cercare di far uscire le risorse di nostro figlio, per farlo impegnare magari anche a modificare certi atteggiamenti meno positivi e per creare un buon rapporto.
Una critica può distruggere ("sei un incapace", "sei uno stupido", "non sai fare niente") oppure costruire ("prova ancora, vedrai che piano piano ci riesci", "proviamo insieme a risolvere questa cosa", o ancora "sai fare bene i compiti, sei dolce con i tuoi amici, simpatico, vedrai che riuscirai anche a mettere a posto questo comportamento (nel caso di un comportamento sbagliato). A sostegno di questa tesi, ci viene incontro anche la scienza: i neuroni nel nostro cervello si abituano a seguire una strada che ripetuta nel tempo diventa un'autostrada, quindi un automatismo ad una situazione corrisponde una reazione. Il modo di reagire normalmente viene acquisito dal bambino attraverso i genitori: il loro atteggiamento di fronte ale situazioni ed il loro modo di viverle. Così ad esempio di fronte ad un problema si può pensare "tutte a me capitano" oppure vedere come affrontarlo, provando e anche sbagliando.
Costruendo subito delle autostrade che collegano un fatto ad una reazione con un attteggiamento positivo ed attivo, il bambino affronterà i problemi senza considerarli dei dati di fatto, ma come delle situazioni che possono cambiare ed essere superate., acquisendo quindi un modo di fare che gli servirà per tutta la vita.
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